Francesco Giappichini

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Vietnam, news sul fronte Usa – 2

In POLITICA on 31 maggio 2012 at 00:10

L’altra notizia proviene da Washington, e la riporta un dispaccio dell’agenzia “Adnkronos”, dal titolo «Usa: Obama, guerra Vietnam capitolo nostra storia da non dimenticare»: in buona sostanza il capo della Casa bianca ha deciso di dedicare una giornata della memoria al dramma della Guerra del Vietnam. Dimenticato, in certa misura, nel Paese asiatico, ma, a quanto pare, non ancora negli Stati uniti.

Vietnamita fatta prigioniera dagli statunitensi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«A partire dal 28 maggio di quest’anno e per i prossimi 13 anni», si scrive nell’articolo citato, «in tutti gli Stati Uniti verranno organizzate cerimonie, eventi, attivitá, per “onorare i reduci, i caduti, i feriti, i dispersi gli ex prigionieri di guerra, le loro famiglie e tutti coloro che hanno prestato servizio” nella guerra del Vietnam. Lo ha stabilito il presidente Barack Obama firmando oggi la “Proclamazione” che istituisce la commemorazione ufficiale del 50esimo anniversario del conflitto, che verra’ celebrato l’11 novembre del 2025. L’atto ufficiale, afferma Obama nel documento, é in “riconoscimento di un capitolo della nostra storia che non deve essere mai dimenticato”».

É d’obbligo infine ricordare che l’Unione europea, alcuni giorni fa, ha approvato l’Accordo di associazione e cooperazione col Vietnam: il documento firmato a Bruxelles, che consta di sessantacinque articoli, definisce le linee guida dei rapporti tra le parti, e l’ambito della reciproca cooperazione.

(Francesco Giappichini)

Vietnam, news sul fronte Usa

In POLITICA on 30 maggio 2012 at 00:10

Fioccano notizie interessanti sul fronte dei rapporti tra il Vietnam e gli Stati uniti. Due potenze – l’una mondiale, l’altra sub-regionale – un tempo nemiche, ed oggi, nel bailamme della globalizzazione, partner strategici e commerciali. Si comincia da Hanoi, dove Luong Thanh Nghi, il compunto portavoce del Ministero degli Esteri, ha contestato il Rapporto sui diritti umani del 2011, presentato poco tempo fa (come avviene ogni anno) dal Dipartimento di stato.

Luong Thanh Nghi, portavoce del Ministero degli Esteri di Hanoi

 

 

 

 

 

 

 

Secondo il Governo vietnamita, le valutazioni di Washington relativamente ad Hanoi mancano di obiettivitá e si basano su informazioni non corrette. Il rappresentante dell’Esecutivo, in conferenza stampa, ha comunque tenuto a precisare che le relazioni tra i due Paesi, negli ultimi tempi, sono migliorate in diversi settori: «Le due parti hanno collaborato tra loro, in modo costante, sui temi di interesse commune, tra cui anche i diritti umani. Il mantenimento del dialogo con spirito franco, costruttivo, e con reciproco rispetto, ha contribuito allo sviluppo della comprensione ed all’intensificazione delle relazioni bilaterali, a beneficio dei rispettivi popoli.

Il rapporto annuale del Dipartimento di stato», chiosa Thanh Nghi, «riconosce i numerosi progressi del Vietnam nella tutela dei diritti umani dei propri cittadini, ció nonstante Washington continua a produrre alcune osservazioni scarsamente obiettive». (Continua).

(Francesco Giappichini)

Dissidenti cattolici condannati – 2

In POLITICA on 29 maggio 2012 at 00:10

Scendendo nel dettaglio, specifichiamo che Dau Van Duong ha ricevuto una condanna a quarantadue mesi di carcere, cui seguiranno ben diciotto mesi di libertà vigilata; Tran Huu Duc e’ stato condannato a trentanove mesi di carcere e un anno di libertà vigilata; a Chu Manh Son lo aspettano trentasei mesi di cella e un anno di libertà vigilata, mentre Hoang Phong e’ stato condannato ad un anno e mezzo di reclusione.

Il dissidente Nguyen Van Ly, sotto processo lo scorso anno

 

 

 

 

 

 

Le famiglie (solo i parenti stretti hanno seguito l’udienza) hanno annunciato il ricorso in appello, mentre per i vescovi vietnamiti si e’ di fronte ad una applicazione arbitraria della legge che produce aberrazioni. Da notare che agli amici e ai familiari non stretti degli imputati e’ stato consentito l’ingresso nel cortile del Tribunale, solo perche’ la loro protesta stava attirando l’attenzione dei passanti e dei curiosi.

In particolare, secondo il citato articolo del website “Asia news”, «nei giorni scorsi anche il Comitato giustizia e pace della Conferenza episcopale vietnamita è intervenuto sul sistema giudiziario del Paese, sottolineando che “l’applicazione della legge se non si attiene in modo stretto al diritto, ma resta arbitraria” finisce per causare “molte aberrazioni, finendo per spingere le persone oltre i limiti”. I vescovi denunciano gli “arresti arbitrari”, che violano tanto il codice penale quanto le convenzioni internazionali stipulate dal Vietnam».

(Francesco Giappichini)

Dissidenti cattolici condannati

In POLITICA on 28 maggio 2012 at 00:10

Provincia di Nghe An, nel Vietnam settentrionale: giorni fa 4 giovani dissidenti cattolici – studenti o appena laureati – sono stati condannati a pene che variano tra i diciotto e i quarantadue mesi di reclusione, e a un successivo periodo di liberta’ vigilata. L’incriminazione e’ avvenuta sulla base dell’art. 88 del Codice penale, per aver diffuso volantini contro il Governo, e aver fatto propaganda antistatale.

I 4 attivisti condannati

 

 

 

 

 

 

 

Il Tribunale li ha accusati di collaborare col media illegale “Redemptorist news” e di essere volontari per il movimento antiabortista Pro – life. Come scrive J. B. An Dang sul portale “Asianews”, nel reportage dal titolo «Condannati i quattro attivisti cattolici, a processo per “propaganda contro lo Stato”», non tutto e’ filato liscio: «nulla sono valsi i proclami di innocenza durante il dibattimento e le proteste di migliaia di attivisti cristiani, accampati all’esterno del palazzo di giustizia in attesa del verdetto».

Inoltre, prosegue l’articolo, «i quattro attivisti hanno ricevuto sostegno e solidarietà dai cattolici vietnamiti, dall’opinione pubblica interna – che apprezza il lavoro svolto a favore della società e dei poveri – e della comunità internazionale. Migliaia di fedeli provenienti da Thai Ha e Hanoi si sono accampati all’esterno del tribunale, cercando di entrare in aula in base alla promessa delle autorità di un procedimento a porte aperte» (Continua).

(Francesco Giappichini)

Vietnam, imbucarsi al funerale – 3

In CULTURA on 27 maggio 2012 at 00:10

Avendo partecipato, pur invitati, senza conoscere il defunto, ed avendo consumato prodotti offertici gratuitamente, ci siamo sentiti quasi da subito in obbligo di chiedere, anche con insistenza, quanto fosse la somma da pagare agli organizzatori della cerimonia. Tenendo anche in considerazione la circostanza che non eravano certamente di fronte ai benestanti del nuovo Vietnam rampante.

Cerimonia funebre vietnamita

 

 

 

 

 

 

Ci e’ stato cosi’ risposto di non preoccuparci, che tanto tutto si sarebbe risolto con una piccola offerta al defunto, presso cui avremmo in seguito deposto i bastoncini d’incenso profumato. Inevitabile, in tempi d’incertezza economico – finanziaria globale, fare un poco i furbi. Rectius: ottenere il massimo rapporto costi – benefici dalla serata funebre. Ma la signora che ci aveva in prima persona invitato ci teneva d’occhio, e il nostro tentativo di cavarcela con mezzo dollaro da infilare in busta chiusa, e di svignarcela non e’ riuscito.

La donna ci ha fatto capire, sorridendo, che quella era una offerta inadeguata e quindi irricevibile: meglio nulla. Non e’ restato che recitare la parte dello straniero che non conosce usi e costumi locali, e quindi cacciare la lucida e plastificata banconota da centomila dong, che al cambio attuale sono quasi 4 euro. Tutti contenti, compreso il defunto: alcuni dei presenti ci hanno accompagnato sino alla bara illuminata, per fargli gli inchini di rito.

(Francesco Giappichini)

Vietnam, imbucarsi al funerale – 2

In CULTURA on 26 maggio 2012 at 00:10

Accanto, un altare grande dove si depositano i bastoncini d’incenso – dopo aver fatto gli inchini alla memoria del defunto – ed uno piccolo, in onore del Buddha. Naturalmente, tutt’intorno, un paio di stendardi dipinti di rosso, con ideogrammi cinesi, una breve biografia (in lingua vietnamita), la sua foto che lo ritrae da giovane, e il must della serata, ossia la cassetta delle offerte.

Un funerale a Hanoi

 

 

 

 

 

 

Abbiamo trascorso una piacevole serata, tra grugniti in globish, finalmente tanta musica sparata da megacasse acustiche, tavolate imbandite all’inverosimile, e tanta bia (birra): a predominare erano le lattine di “333” (le piu’ economiche), da pronunciarsi «ba ba ba». Ai due microfoni si succedevano non solo i partecipanti alla veglia funebre – non mancava una folta comunita’ schiamazzante di transessuali – ma anche dei venditori ambulanti che passavano per caso, incoraggiati dai presenti con qualche spicciolo di dong.

E qui una piccola parentesi: sara’ stato l’effetto del microfono da canto, oppure quello del sintetizzatore, ma la chiara impressione e’ che i vietnamiti siano intonati. (Non sara’ stato un campione rappresentativo, ma la prima impressione e’ quella che conta). Pur non conoscendo  la musica, ne’ tantomeno le parole dei brani eseguiti (tutti ovviamente dalla melodia triste), si potevano apprezzare un approccio al canto, una intonazione, decisamente coinvolgenti. (Continua).

(Francesco Giappichini)

Vietnam, imbucarsi al funerale

In CULTURA on 25 maggio 2012 at 00:10

In Vietnam, rispetto a altri Paesi dell’Indocina, per non parlare di altre mete situate alle stesse latitudini, si sente la mancanza di musica. Nelle strade, nelle case o nei vari locali, a meno che non si tratti naturalmente di quelli notturni, non vi e’ l’abitudine di sparare l’ultimo dvd a tutto volume, d’ascoltare un canale televisivo musicale, oppure semplicemente un cd o una stazione radio con gli ultimi successi del momento.

Una cerimonia funebre in Vietnam

 

 

 

 

 

 

Al di la’ infatti della musica tradizionale – ad esempio quella legata al leggiadro Teatro delle marionette sull’acqua – delle danze e dei canti del folklore locale, e’ sorprendente con quanta parsimonia si sentanto risuonare le 7 note in queste lande. E tuttavia, una delle occasioni in cui puo’ ascoltarsi musica (specie nella forma del karaoke) e’ la cerimonia funebre. Quando il defunto, gia’ nella bara, viene vegliato vicino alla sua abitazione dai familiari, i parenti, gli amici – piu’ o meno intimi – tutti intenti ad apprezzare le specialita’ della cucina locale e a bere birra.

Ebbene si’: ieri l’altro, nel Distretto 1 di Ho Chi Minh city (l’ex Saigon), ci siamo imbucati in un funerale. Richiamati nella notte dalle note di una melodia coinvolgente, ci siamo avvicinati alla festa, e siamo subito stati invitati a far parte della cerimonia. Abbiamo cosi’ osservato la bara di un 65enne saigonita, posta sotto un palchetto ben illuminato. (Continua).

(Francesco Giappichini)

Sul web la sanita’ thai – 3

In SOCIETA' on 24 maggio 2012 at 00:10

Concludiamo oggi la serie su Alessandro Amadori. Ecco un altro intervento sul Forum Sawadee: «Un amico ha parlato col padre dello sfortunato ragazzo, il piede non era completamente staccato, alcuni tendini e parti di muscolo ancora lo tenevano. Ma in una situazione simile salvare il piede sarebbe stato difficile anche in Italia, non dappertutto ci sono specialisti in grado di affrontare un intervento di tale difficoltà.

Il logo del Bangkok hospital di Phuket

 

 

 

 

 

 

 

 

Portato all’ ospedale di Patong per le prime medicazioni, hanno chiesto venisse trasferito nella struttura migliore e lì hanno consigliato il Bangkok, girano mazzette ? chi lo sa . Il padre è stato chiamato alle 3 del mattino». Infine il post che pare mettere la parola fine sui dubbi relativi al tragico episodio. «Oggi e’ andato a trovarlo mio cognato, e con il ragazzo c’era la madre. Lui ha chiesto di essere portato al Bangkok Hospital quando al Patong Hospital gli hanno detto che non potevano far altro.

Il primo intervento per provare a riattaccare il piede l’ha avuto alle 6:30, come garanzia e’ stata sufficente la telefonata alla famiglia in Italia, gli hanno anche tolto pezzi di vene dall’altra gamba per provare a ricostruire decentemente l’arto, ma il risultato non e’ stato quello desiderato, i danni subiti nell’impatto erano tali da preferire riamputare il piede in un secondo intervento, dopo questo secondo intervento hanno messo il piede in ghiaccio».

(Francesco Giappichini)

Sul web la sanita’ thai – 2

In SOCIETA' on 23 maggio 2012 at 00:10

Lo notizia su Alessandro Amadori ha sollevato sul web una ridda di commenti di svariato tenore, molti dei quali sgradevoli, per la scarsa umanita’ nei confronti del connazionale. E se nei media generalisti ci si limitava a rimproverare al ragazzo di non esser coperto dall’assicurazione, le discussioni piu’ interessanti sono comparse sul Forum del portale Sawadee, «la comunita’ degli amanti della Thailandia, troverai e/o potrai chiedere tutte le informazioni per la Tua vacanza, o per la progettazione del trasferimento».

Il portale Sawadee

 

 

 

 

 

 

I molti contributi chiariscono le idee sul settore sanitario pubblico e privato thailandese, compresi gli aspetti meno limpidi, sul ruolo che possono o non possono giuocare assicurazioni o carte di credito illimitate. A seguire riportiamo alcuni messaggi, che in certa misura smentiscono le voci di stampa che hanno sin qui definito come perfido il sistema ospedaliero del Paese. «Al ragazzo avrebbero detto da subito che era quasi impossibile recuperare l’arto, ed in ogni caso non avrebbe piu’ avuto sensibilita’ e capacita’ di muoverlo, ma vista la giovane eta’ avrebbero voluto provare ugualmente, hanno pero’ presentato un preventivo per quest’operazione, l’intervento per suturare la ferita e mettere i drenaggi, era comunque gia’ stata fatta, senza garanzie economiche

Questa e’ la versione dell’ospedale, quindi di parte, prendetela quindi con le molle». (Continua).

(Francesco Giappichini)

Sul web la sanita’ thai

In SOCIETA' on 22 maggio 2012 at 12:36

A gennaio scorso la triste vicenda del 27enne di Olbia, Alessandro Amadori, ha colpito l’intera opinione pubblica italiana attenta alle vicende thailandesi: il ragazzo, dopo aver noleggiato una motocicletta nel proprio albergo di Phuket, incorre in un grave incidente stradale, e un guard rail con le lamiere esposte gli lacera gravemente una gamba. Viene condotto ad un ospedale pubblico, ma qui, causa mancanza di attrezzature adeguate, lo invitano recarsi in un nosocomio privato, il Bangkok hospital di Phuket, «l’ospedale Bangkok di Phuket dove ha subito due interventi: il primo a circa 12 ore dal ricovero per cercare di riattaccargli l’arto, il secondo, dopo il rigetto, per l’amputazione definitiva.

L’ospedale ove e’ stato operato Alessandro Amadori

 

 

 

 

 

 

 

La degenza di Alessandro, partito alla volta di Phuket per trascorrere la fine dell’anno con un gruppo di amici», secondo quanto scrive ”L’Unione sarda”, «è iniziata il 30 dicembre a causa di un incidente […]. Privo di assicurazione, obbligatoria in Thailandia per la copertura sanitaria, era stato subito ricoverato all’ospedale Bangkok, struttura privata di eccellenza, ma prima di essere operato i sanitari hanno voluto la garanzia del pagamento delle spese e chiesto un anticipo. Arrivati i soldi, i chirurghi sono entrati in sala operatoria ma probabilmente era passato troppo tempo per potergli salvare l’arto.

Alcuni giorni dopo si è proceduto con l’amputazione». (Continua).

(Francesco Giappichini)

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