Francesco Giappichini

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Primo satellite made in Vietnam

In CULTURA on 28 luglio 2012 at 00:10

Il Vietnam ha fabbricato il suo primo satellite e l’ha lanciato nello spazio, verso l’orbita terrestre e la Stazione spaziale internazionale, ove é appena arrivato. Merito in primis del Centro di studio spaziale della Fpt telecom – gruppo leader delle comunicazioni nel Paese asiatico – che lo ha prodotto. Il lancio dell’F-1 (il nome del satellite) é stato effettuato, attraverso il razzo H-2b, dalla piattaforma del centro spaziale Tanegashima, nel sud-ovest del Giappone.

Il satellite F-1

 

 

 

 

 

Lo strumento, che pesa un chilo, dovrá servire per coadiuvare il controllo della navigazione marittima e degli incendi. Hanoi ha lanciato il primo satellite nel 2008 e il secondo nel maggio scorso, ma in entrambi i casi non si trattava di apparecchi vietnamiti. A seguire un brano del relativo servizio, pubblicato sul portale “La voce della Russia” col titolo «La navetta Konotori-3 è stata lanciata con successo verso la Stazione Spaziale Internazionale».

«La nave spaziale da trasporto giapponese Konotori-3 è diretta verso la Stazione Spaziale Internazionale dal cosmodromo “Tanegashima”. La nave porterà a bordo della SSI acqua, cibo e attrezzature scientifiche. Inoltre lancerà in orbita 5 piccoli satelliti costruiti nelle università giapponesi. A bordo della Konotori-3 si trovano anche attrezzature che potrebbero servire per riparare il sistema di purificazione dell’acqua della Stazione Spaziale Internazionale».

(Francesco Giappichini)

I vettori scelgono il Vietnam – 2

In ECONOMIA on 27 luglio 2012 at 00:10

Segue la seconda parte del reportage, sul volo di Etihad airways tra gli Emirati arabi uniti e Ho Chi Minh city. «In associazione con le compagnie aeree partner, la nuova rotta su Ho Chi Minh City espande il network totale di voli Etihad Airways a 21 destinazioni ASEAN. I nuovi collegamenti a Ho Chi Minh City sono stati pensati per venire incontro alla crescente domanda proveniente dall’economia in rapida ascesa del Vietnam e per favorire gli sviluppi commerciali con gli Emirati Arabi Uniti, in particolare con Abu Dhabi.

Un apparecchio Etihad airways in volo

 

 

 

 

 

 

 

 

James Hogan, Presidente e CEO di Etihad Airways ha commentato: “Siamo lieti di annunciare l’introduzione della nuova rotta su Ho Chi Minh City nel network globale di Etihad Airways. Come la nostra casa Abu Dhabi, si tratta di una città vibrante, culturalmente ricca e in espansione, adatta a viaggiatori business e leisure. La rotta sarà ideale per il trasporto passeggeri e per i collegamenti merci point to point dagli Emirati Arabi Uniti, nonché dalle destinazioni Etihad Airways verso Medio Oriente, Europa, Nord e Sud America. Il nuovo collegamento rafforzerà i rapporti governativi tra Emirati Arabi Uniti e Vietnam nel settore energetico, delle infrastrutture, del turismo e delle costruzioni civili.

Gli investimenti degli Emirati Arabi Uniti in Vietnam ammontano a oltre 3 miliardi di US$ e i ricavi da entrambi i lati ammontano approssimativamente a 1,3 miliardi di US$».

(Francesco Giappichini)

 

I vettori scelgono il Vietnam

In ECONOMIA on 26 luglio 2012 at 00:10

É sempre maggiore l’intersse delle compagnie aeree di tutto il mondo per il Vietnam, ed in particolare per la sua capitale economica e finanziaria, Ho Chi Minh city. Prima Emirates airline, poi Air Astana, e da ultimo Etihad airways hanno annunciato voli diretti verso il Paese asiatico. Ma andiamo con ordine. La stampa mondiale ha riportato con enfasi che la compagnia aerea di bandiera del Kazakistan inaugurerá nel dicembre prossimo voli diretti tra la capitale Astana e l’ex Saigon.

Un apparecchio della Air Astana

 

 

 

 

 

 

Secondo un funzionario del vettore, ció rispecchia un positivo sviluppo delle relazioni di amicizia tra le due Nazioni e promuove lo sviluppo delle relazioni commerciali bilaterali. La notizia era stata preceduta dall’iniziativa di Emirates airline, che ha da poco inaugurato una nuova rotta che collega Dubai e Ho Chi Minh city. Pochi giorni fa é stata poi la volta dell’annuncio di Etihad airways, di cui tratta “Italiamarevela” in un articolo intitolato «Etihad Airways: tra turismo e business un nuovo collegamento con il Vietnam». Ne riportiamo un brano. «A ottobre 2013, Etihad Airways lancerà i voli giornalieri su Ho Chi Minh City, la capitale commerciale del Vietnam, nonché la città più popolosa.

Il Vietnam sarà la 6° destinazione di Etihad Airways a entrare a far parte dell’Association of Southeast Asian Nations (ASEAN) unendosi a Bangkok, Jakarta, Kuala Lumpur, Manila e Singapore». (Continua).

(Francesco Giappichini)

Heineken conquista l’Indocina – 2

In ECONOMIA on 25 luglio 2012 at 00:10

Prima di riportare la seconda parte dell’articolo citato, giova ricordare che la birra Tiger, nata nel 1932, é attualmente prodotta in 7 Nazioni e distribuita in sessanta. E come si legge sul website ufficiale, «è distribuita in particolare a Singapore, Malesia, Thailandia, Vietnam, Cambogia, Cina, Nuova Zelanda, India e Sri Lanka. Ultimamente anche in Europa e in USA ha una notevole diffusione, soprattutto nelle zone di Londra, Manchester, New York, Miami, San Francisco e Boston».

Il furgoncino della birra Tiger

 

 

 

 

 

 

«L’offerta, spiegano da Amsterdam, rappresenta un premio del 45% rispetto alla media delle valutazioni di Apb nel corso dell’ultimo mese. “L’offerta di Heineken è coerente con la strategia del gruppo di espansione della sua presenza nei mercati emergenti” si legge in un comunicato diffuso da Amsterdam. Se l’operazione andrà in porto Heineken controllerà l’82% di Apb e offrirà altri 1,9 miliardi di dollari per acquisire le quote dei piccoli azionisti. Tecnicamente l’operazione consiste nel buy out del 40% in Apb detenuto suo partner locale degli ultimi 80 anni, la Fraser & Neave. I thailandesi di Thai Beverage stavano trattando l’acquisizione di un 22% di Apb.

L’obiettivo di medio-lungo periodo della Heineken è di rafforzarsi sui mercati emergenti. E’ in questa ottica che negli ultimi anni il colosso olandese ha acquisito o stretto accordi con produttori di birra in Messico, Brasile, India e Africa».

(Francesco Giappichini)

Heineken conquista l’Indocina

In ECONOMIA on 24 luglio 2012 at 00:10

Il grande produttore di birra olandese, Heineken – dopo aver guardato ad ovest, verso il Brasile e resto dell’America latina – cerca di rafforzare le proprie posizioni anche nel Sudest asiatico. É di questi giorni la notizia di una maxi-offerta per il controllo del gruppo di Singapore Asia pacific breweries, che controlla il marchio Tiger, birra diffusa in tutta l’Asia. L’operazione é descritta da un articolo dello website di “Repubblica” – dal titolo «Food & beverage. Heineken offre 4,1 miliardi di dollari per cavalcare la tigre dei mercati asiatici» – di cui sotto riportiamo la prima parte.

Bottiglie di Heineken

 

 

 

 

 

 

 

«Il colosso olandese punta a raddoppiare la propria quota nella Asia Pacific Breweries, la società di Singapore che produce la birra Tiger. L’operazione fa parte di una strategia di crescita incentrata sui mercati emergenti e fa seguito ad acquisizioni e accordi in Messico, Brasile, India e Africa. Il gruppo olandese Heineken ha presentato una maxi-offerta da 4,1 miliardi di dollari per l’acquisizione della Asia Pacific Breweries di Singapore, nell’ambito della sua strategia di espansione nella regione e nel tentativo di prevenire un’operazione analoga da parte di Thai Beverage, uno dei suoi competitor sul mercato del Sud Est Asiatico.

Il titolo della Apb, produttrice della Tiger Beer, è stato sospeso dalle contrattazioni alla Borsa di Singapore in attesa di comunicazioni». (Continua).

(Francesco Giappichini)

Odori asiatici, il durian – 2

In CULTURA on 23 luglio 2012 at 00:10

Segue l’analisi sul durian e la sua puzza, premettendo che sul blog “Il mio diario” si trova forse la disamina piú completa sul tema. Osserviamo che se si sa che l’odore appestante proviene da un frutto, il disagio si puó anche superare. Diverso é il caso che non si conosca l’origine dell’effluvio: del resto, come anticipato, gli effetti della puzza si sentono anche a grande distanza. E poi in questo caso possono nascere malintesi e incomprensioni: si puó ad esempio esser convinti che la pestilenza provenga dal nostro vicino, che si si finisce per credere la persona piú sudicia al mondo.

In basso a destra, il divieto di accesso per il durian

 

 

 

 

 

 

 

A seguire un simpatico brano al riguardo, tratto dal blog Blimunda. «Il durian è un frutto tipico originario di Malesia e Indonesia, adorato dai locali ma temutissimo dagli albergatori, tanto che, assicura l’amica viaggiatrice, negli hotel esistono appositi cartelli con il frutto sbarrato e la scritta “No durian in the rooms“. Inoltre, è proibito consumarlo su un mezzo pubblico. Perché? Non per il suo aspetto, anche se ricorda quello di una bomba a mano. Non per il suo sapore che pare essere ottimo come si può leggere qui.

Il motivo è un altro: Il durian puzza. Puzza terribilmente, c’è chi dice “come una carogna in putrefazione” e non è un bel pensare. Per questo gli albergatori proibiscono agli ospiti di portarne in camera, ovviamente. Se no poi a disinfestare la stanza ci vuole un mese».

(Francesco Giappichini)

Odori asiatici, il durian

In CULTURA on 22 luglio 2012 at 00:10

Negli incroci delle cittá del Sudest asiatico, oltre che nei mercati, si notano bancarelle che vendono esclusivamente un frutto che pare a una bomba a mano di grandi dimensioni. É il durian, noto nel mondo non per il patrimonio in termini di vitamine e sali minerali, ma per il puzzo pestilenziale che emana (specie una volta aperto, ma anche quando é chiuso). Un odore  di qualcosa putrescente, e in stato di decomposizione.

Divieto d’accesso per il durian

 

 

 

 

 

 

Se gli asiatici ne vanno pazzi, come anche qualche straniero lungo-soggiornante, gli stranieri vengono mandati ko da una puzza che si sente anche a decine di metri di distanza, e é capace di impregnare per diverso tempo gli ambienti chiusi ove si é diffusa. Perció, come attestano frequenti cartelli che campeggiano nelle varie cittá asiatiche, é spesso bandito da hotel, cinema, e dai piú vari mezzi di trasporto. Un’ottima descrizione di questa pestilenza é ben descritta da un post del blog “Bizarro bazaar”, di cui riportiamo un brano.

«Alla maggioranza delle persone ricorda l’odore dolciastro e nauseabondo della putrefazione della carne. C’è chi l’ha paragonato agli effluvi fognari, alle acque di scolo, alla trementina, alle cipolle marce, al vomito, al pungente lezzo di sudore, allo sterco di animale. Quello che è certo è che è decisamente spiacevole, anche quando il frutto è ancora chiuso, e per alcuni sarebbe il più terrificante odore al mondo». (Continua)

(Francesco Giappichini)

Terre rare, Vietnam vs Cina – 2

In ECONOMIA on 21 luglio 2012 at 00:10

Pubblichiamo una nuova parte del citato reportage di “Greenreport”, aggiungendo che il Governo cinese ha di recente posto limiti all’export delle «terre rare» – provocandone naturalmente un’impennata dei prezzi – al fine di invogliare (e al contempo costringere) le imprese high-tech straniere ad investire nel proprio territorio, apportando gli ambiti know-how. In buona sostanza, si é trattato di una sorta di embargo al contrario sui diciassette strategici minerali, che ha colpito in primo luogo il Giappone, non ancora risollevatosi dagli effetti della grave crisi economica che lo ha colpito lo scorso anno.

Bandiera cinese sulle terre rare

 

 

 

 

 

 

 

 

«Per mantenere la produttività e la competitività dell’industria di punta giapponese e la crescita economica velocissima ma appena cominciata in Vietnam le terre rare sono un elemento essenziale, ma richiedono procedimenti sofisticati per selezionarle ed un forte impatto ambientale durante la fase estrattiva, ma le proprietà dei 17 elementi delle terre rare sono così simili tra loro che l’estrazione e la purificazione li richiede processi sofisticati.

Molte delle tecnologie originarie sono made in Usa, ma la Cina ha una notevole esperienza ed anche più tecnici, dato che da 20 o 30 anni è il Paese leader nell’industria delle terre rare: nel 2010 ne ha estratto 55 milioni di tonnellate, circa la metà del totale mondiale, ma ha anche fornito il 98% delle esportazioni mondiali».

(Francesco Giappichini)

Terre rare, Vietnam vs Cina

In ECONOMIA on 20 luglio 2012 at 00:10

L’annuncio del Governo vietnamita dell’ormai lontano ottobre del 2010 non é rimasto lettera morta: la partnership col Giappone per lo sfruttamento, l’estrazione mineraria, la lavorazione e la produzione delle cosiddette «terre rare», presenti su giacimenti nel territorio nazionale, é finalmente una realtá. Ma andiamo con ordine. I diciassette elementi chimici rappresentano delle risorse essenziali per l’industria ad alta tecnologia (elettronica, automobilistica, e cosí via), ma si tratta di un mercato dominato dalla Cina, che sovente ha abusato della propria posizione dominante per ragioni non solo economiche, ma anche politiche e geostrategiche.

Ossidi di terre rare

 

 

 

 

 

 

Giappone e Vietnam non potevano che reagire a questo stato di cose: da qui la nascita di un partenariato, che in queste settimane comincia a diventare qualcosa di concreto grazie al finanziamento del Centro di ricerca sulle terre rare e il trasferimento tecnologico di Hanoi, per un ammontare di 5 milioni e 300mila dollari. Il tema é trattato ampiamente da un reportage del portale “Greenreport”, intitolato «Terre rare: Giappone e Vietnam uniscono le forze contro il monopolio cinese». A seguire ne riportiamo un breve brano.

«Giappone e Vietnam hanno inaugurato ad Hanoi un centro comune di ricerca sule terre rare che punta ad affrancare i due Paesi (ma soprattutto il Giappone) dal monopolio cinese da questi 17 elementi». (Continua).

(Francesco Giappichini)

A rischio il paradiso di Sapa? – 2

In SOCIETA' on 19 luglio 2012 at 00:10

Segue un’altra parte del pezzo di Miriam Carraretto sul rischio ambientale cui – per un gruppo di studiosi di tutto il mondo – vanno incontro le risaie di Sapa, nel Vietnam settentrionale. (La leggiadra localitá turistica dai paesaggi da favola – ove a volte compare anche la neve – ha un microclima che consente la coltivazione dei tipici alberi da frutto dell’Europa mediterranea, ndr). «Le minacce alla sostenibilità della produzione di riso sono diverse e arrivano da diverse direzioni.

Il paesaggio di Sapa

 

 

 

 

 

 

I cambiamenti climatici sono una minaccia molto grave, ma non sono l’unica» – ha spiegato Joachim Spangenberg, dell’Helmholtz Centre for Environmental Research (Ufz) in Germania. E ha aggiunto: «Gli errori umani e la negligenza politica possono essere anche peggiori». Secondo lui, le terrazze di Banaue, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, e le famose risaie di Sapa, in Vietnam, sono a rischio perché i coltivatori locali non sono adeguatamente rimborsati per il loro lavoro: «Le terrazze attraggono sempre più l’industria del turismo, che dovrebbe rifondare gli agricoltori, da cui dipende la loro esistenza».

L’abuso di pesticidi – A ciò si aggiunge l’abuso di pesticidi, che distrugge il meccanismo di bio-controllo naturale nella produzione di riso. Gli agricoltori sono abituati a innaffiare con pesticidi i loro campi, spesso sotto consiglio dei venditori locali dei prodotti, poco dopo la semina».

(Francesco Giappichini)

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